Lex Humphries (1936–1994) è una di quelle figure che non sempre occupano i riflettori della storia del jazz, ma che […]
JAZZ 365 RITRATTI – Art Farmer, l’eleganza della tromba nel passaggio dal bebop al cool jazz
Art Farmer nasce il 21 agosto 1928 a Council Bluffs, Iowa, insieme al fratello gemello Addison, contrabbassista. La loro formazione […]
La TV italiana ha smesso di parlare con voce propria
C’era un tempo in cui la televisione italiana dettava il ritmo del Paese. Era il focolare elettronico attorno al quale […]
JAZZ 365 – RITRATTI – Jimmy Raney – Il maestro silenzioso della chitarra bebop
James Elbert “Jimmy” Raney nasce il 20 agosto 1927 a Louisville, Kentucky, e muore il 10 maggio 1995, sempre nella […]
Eddie Durham: il pioniere elettrico del jazz
Eddie Durham, è uno di quei musicisti che ho sempre amato. Da ragazzo lo confondevo con Eddie Lang. Entrambi sono […]
Don Lamond – Il batterista delle grandi orchestre
18 agosto 1920 – 23 dicembre 2003 Donald Douglas Lamond, conosciuto come Don Lamond, nasce a Brockton, Massachusetts, il 18 […]
Capo di Bomba aveva ragione: A Pippo Baudo abbiamo voluto bene tutti.
Pippo Baudo: Il Prestigiatore dell’Italia Televisiva
Nel film Arrapaho del 1984, diretto da Ciro Ippolito e ispirato all’album omonimo degli Squallor, una battuta surreale e fulminante ha segnato l’immaginario collettivo di una generazione. Alla domanda: «Dimmi, Capo di Bomba, a chi vuoi più bene, a papà o a mammà?», il giovane indiano risponde: «A Pippo Baudo!». Una risposta che, nella sua assurdità, racchiude un sentimento autentico: l’affetto profondo che milioni di italiani hanno nutrito — e continuano a nutrire — per Pippo Baudo.
In questo giorno di commiato, ci corre l’obbligo, come direbbero gli Stadio, di spiegare ai più giovani chi è stato Pippo Baudo. Non con una biografia, facilmente reperibile ovunque, ma con una riflessione sul suo impatto culturale e mediatico.
Ike Quebec – Il tenore dal suono vellutato
All’inizio della carriera lavora nelle orchestre di Trummy Young e Cab Calloway, entrando presto nel circuito del bebop newyorkese. Il suo stile, pur influenzato da Coleman Hawkins, si caratterizza per una maggiore rotondità e morbidezza. Quebec diventa così un interprete ideale delle ballate lente e dei brani intensamente bluesy.
Negli anni ’40 e ’50 collabora con Coleman Hawkins, Hot Lips Page, Roy Eldridge e registra per la Blue Note, lasciando prove eleganti e raffinate. Tuttavia, problemi personali e la dipendenza dalle droghe rallentano la sua carriera.
JAZZ 365 – RITRATTI – Mal Waldron – L’intensità di un pianista tra bebop e avanguardia
Malcolm Earl “Mal” Waldron nasce a New York il 16 agosto 1926. Cresciuto a Harlem e nel Queens, scopre il […]
JAZZ 365 RITRATTI – Oscar Peterson (1925 – 2007)
Il Maharaja della tastiera Il 15 agosto 1925, a Montréal, nasceva Oscar Emmanuel Peterson, figlio di immigrati originari delle Indie […]