Capo di Bomba aveva ragione: A Pippo Baudo abbiamo voluto bene tutti.

Pippo Baudo: Il Prestigiatore dell’Italia Televisiva

Nel film Arrapaho del 1984, diretto da Ciro Ippolito e ispirato all’album omonimo degli Squallor, una battuta surreale e fulminante ha segnato l’immaginario collettivo di una generazione. Alla domanda: «Dimmi, Capo di Bomba, a chi vuoi più bene, a papà o a mammà?», il giovane indiano risponde: «A Pippo Baudo!». Una risposta che, nella sua assurdità, racchiude un sentimento autentico: l’affetto profondo che milioni di italiani hanno nutrito — e continuano a nutrire — per Pippo Baudo.

In questo giorno di commiato, ci corre l’obbligo, come direbbero gli Stadio, di spiegare ai più giovani chi è stato Pippo Baudo. Non con una biografia, facilmente reperibile ovunque, ma con una riflessione sul suo impatto culturale e mediatico.

Ike Quebec – Il tenore dal suono vellutato

All’inizio della carriera lavora nelle orchestre di Trummy Young e Cab Calloway, entrando presto nel circuito del bebop newyorkese. Il suo stile, pur influenzato da Coleman Hawkins, si caratterizza per una maggiore rotondità e morbidezza. Quebec diventa così un interprete ideale delle ballate lente e dei brani intensamente bluesy.

Negli anni ’40 e ’50 collabora con Coleman Hawkins, Hot Lips Page, Roy Eldridge e registra per la Blue Note, lasciando prove eleganti e raffinate. Tuttavia, problemi personali e la dipendenza dalle droghe rallentano la sua carriera.