JAZZ 365 – Louis Armstrong: il sole del jazz

Una memoria d’Ischia e il suono di Armstrong Una trentina d’anni fa mi trovavo a Ischia. Era un pomeriggio di fine inverno, e Tony Scott mi accompagnò al porto per prendere il traghetto che mi avrebbe riportato a Napoli. In quel periodo, Tony suonava in un albergo-ristorante sull’isola, e io ero andato a trovarlo. Passai un paio di giorni con lui e con la sua band, nella quale ricordo con nitidezza il sax tenore di Renato D’Aiello — allora giovane e già straordinariamente espressivo.

Con Tony, in quei giorni, conversammo ampiamente su varie questioni legate al jazz. Tony fu un fiume in piena, e custodisco di quell’incontro due preziose audiocassette da 90 minuti, che prima o poi sbobbinerò con cura.

Nell’attesa del traghetto, ci fermammo ai tavolini di un bar. A un certo punto, Tony mi guardò e mi disse: «Ci sono solo due tipi di musicisti: i bravi esecutori e i creator. I bravi esecutori sono pochi, non farti ingannare da quelli che fanno tante note. Ci vuole rispetto. A cominciare dall’esecuzione del tema. Per me, un esecutore rispettoso prima suona il tema così com’è scritto, poi fa quello che gli pare.»

Lo guardai interdetto, non osai interromperlo. Continuò: «E vuoi un consiglio? Non ti fidare mai di chi non conosce e non ama Armstrong. Lui è stato faro. Lui, inizio. Sole, come Bird. Gli altri, al massimo, luce di luna.»

Tornai a casa carico di informazioni e di cose da elaborare. Da allora continuo a collezionare libri, dispense, enciclopedie, dischi, audiocassette, CD e qualunque altro materiale audiovisivo sul jazz. È una malattia, un hobby. La mia vita.

Oggi è il compleanno di Armstrong: avrebbe compiuto 124 anni! Armstrong è stato un faro, l’anello di congiunzione tra il jazz delle origini — quello di Buddy Bolden, di Freddie Keppard e del suo maestro Joe King Oliver — e il jazz moderno.

Louis Armstrong ha rivoluzionato il jazz, rendendo l’improvvisazione una forma di espressione individuale, introducendo il solo strumentale e trasformando il ruolo del musicista da esecutore collettivo a interprete solista. La sua tecnica alla tromba, potente e melodica, ha stabilito nuovi standard di virtuosismo e sensibilità, influenzando generazioni di strumentisti.

Fate Marable’s New Orleans Band on the S. S. Sidney, 1918 or 1919. Left to right: Warren “Baby” Dodds, drums; William “Baba” Ridgley, trombone; Joe Howard, Louis Armstrong, cornets; Fate Marable, piano; David Jones, French horn; Johnny Dodds, clarinet; Johnny St. Cyr, banjo; Pops Foster, string bass. White man standing behind Johnny Dodds may be Mr Streckfus.

Con la voce ha sperimentato lo scat singing, elevando il canto jazz a livello strumentale e dimostrando che anche la voce poteva essere uno strumento creativo. Ha portato il jazz al grande pubblico, diventando il primo ambasciatore globale del genere e contribuendo alla sua affermazione come arte universale.

Ma facciamo un po’ di ordine e, nei limiti dello spazio e del tempo che si può dedicare in questa sede, ripercorriamo i punti salienti della sua vita.

Nato il 4 agosto 1901 a New Orleans, Louis Daniel Armstrong — noto come Satchmo o Pops — nacque in una famiglia povera e fu nipote di schiavi. Visse un’infanzia segnata dall’abbandono del padre e dalle difficoltà economiche. Lavorò per la famiglia Karnoffsky, ebrei lituani, che lo introdussero alla musica e gli permisero di acquistare la sua prima cornetta.

A dodici anni fu arrestato per aver sparato in aria con un revolver durante Capodanno. Nel riformatorio Home for Colored Waifs imparò a suonare la cornetta sotto la guida del professor Peter Davis. Dopo il rilascio, iniziò a lavorare come musicista, entrando in contatto con il mondo del jazz nei locali di Storyville.

Armstrong suonò sui battelli fluviali con la band di Fate Marable. Nel 1922 si trasferì a Chicago su invito di King Oliver, entrando nella Creole Jazz Band. Incise i suoi primi dischi nel 1923 con la Gennett Records. Nel 1918 sposò Daisy Parker, con cui adottò Clarence Armstrong, figlio di una cugina. Il matrimonio fallì presto, ma Louis si prese cura di Clarence per tutta la vita.

Armstrong con Lucille Wilson

Nel 1924 sposò Lil Hardin, che lo spinse a emanciparsi artisticamente. Dopo la separazione da Oliver, Armstrong si unì all’orchestra di Fletcher Henderson a New York, influenzando profondamente il sassofonista Coleman Hawkins.Nel 1925 tornò a Chicago e formò il gruppo Louis Armstrong and His Hot Five, con cui incise brani rivoluzionari come Potato Head Blues, Cornet Chop Suey e Weather Bird. Fu tra i primi a cantare in stile scat, con Heebie Jeebies. Nel 1927 formò gli Hot Seven e, nel 1928, registrò con Zutty Singleton, Earl Hines e altri, consolidando il suo stile.

Durante gli anni ’20, Louis Armstrong si affermò come uno dei principali protagonisti del jazz, suonando in locali di New Orleans e poi trasferendosi a Chicago, dove la scena musicale era vivace ma fortemente influenzata dalla criminalità organizzata. Con la crescita della sua fama, Armstrong si trovò coinvolto in ambienti gestiti da mafiosi, tra cui club controllati da figure come Al Capone. Negli anni della Grande Depressione, le pressioni della mafia a Chicago — legate a contratti, pagamenti e protezione — divennero insostenibili, costringendolo a lasciare la città.

Nel 1930 si trasferì a Los Angeles, dove suonò al New Cotton Club e apparve nel film Ex-Flame, ma anche lì l’ambiente musicale era intrecciato con il mondo del proibizionismo e del gioco d’azzardo. Per sfuggire alle minacce e ai debiti accumulati, Armstrong fuggì in Europa, dove trovò un’accoglienza più serena. Al suo ritorno negli Stati Uniti, affidò la gestione della sua carriera a Joe Glaser, un manager con forti legami mafiosi ma capace di proteggerlo e rilanciare la sua attività artistica, garantendogli stabilità e successo negli anni successivi.

Nel 1936 recitò con Bing Crosby in Pennies from Heaven e, nel 1937, divenne il primo afroamericano a condurre un programma radiofonico nazionale. Dopo il divorzio da Lil, sposò Alpha Smith e, nel 1942, Lucille Wilson, con cui visse fino alla morte.

Negli anni ’50, Armstrong divenne un Jazz Ambassador, esibendosi in Africa, Medio Oriente, Asia ed Europa. Criticò pubblicamente il governo USA per la crisi di Little Rock, rifiutando di rappresentare un paese che discriminava i neri.Nel 1964 incise Hello, Dolly!, che scalzò i Beatles dalla vetta della Billboard Hot 100. Vinse due Grammy Awards e continuò a esibirsi in tutto il mondo.

Visitò l’Italia in tre tournée (1935, 1949, 1952), partecipò al Festival di Sanremo 1968 e incise brani in italiano. Nel 1968 registrò What a Wonderful World, che divenne celebre grazie al film Good Morning, Vietnam.La sua ultima incisione fu We Have All the Time in the World, per la colonna sonora di Al servizio segreto di Sua Maestà. Armstrong morì il 6 luglio 1971, a 69 anni. Ai suoi funerali parteciparono Frank Sinatra, Ella Fitzgerald, Duke Ellington e molte altre celebrità.

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