Art Farmer nasce il 21 agosto 1928 a Council Bluffs, Iowa, insieme al fratello gemello Addison, contrabbassista. La loro formazione musicale si sviluppa in una famiglia sensibile alla musica afroamericana, ma sarà Los Angeles, dove i Farmer si trasferiscono da adolescenti, a forgiare davvero la loro vocazione. Nella metropoli californiana degli anni ’40, vivace crocevia di big band e bebop, Art inizia a distinguersi come trombettista di talento.
Gli inizi e il bebop
Dopo esperienze giovanili con Lionel Hampton e Jay McShann, Farmer si afferma a metà degli anni ’50 come voce nuova della tromba. Il suo stile, pur debitore al linguaggio bebop di Dizzy Gillespie e Fats Navarro, si distingue per un fraseggio più lirico, rotondo e cantabile.
La svolta: il cool jazz
Trasferitosi a New York, Farmer entra in contatto con la scena del cool jazz. Suona con Horace Silver, Gigi Gryce, Quincy Jones e soprattutto con il sax tenore Benny Golson, con il quale fonda nel 1959 i Jazztet, formazione che diventerà uno dei gruppi più raffinati del periodo post-bop. La loro musica, equilibrata tra rigore compositivo e improvvisazione, resta un punto di riferimento nella storia del jazz moderno.

Il suono unico: dal flicorno alla “flumpet”
A partire dagli anni ’60 Farmer abbandona progressivamente la tromba per dedicarsi al flicorno soprano, il cui timbro più morbido e vellutato si adattava meglio alla sua sensibilità musicale. Negli anni ’80 fece addirittura costruire uno strumento apposito, la flumpet, a metà strada tra tromba e flicorno, che divenne la sua firma sonora definitiva.
Carriera internazionale
Negli anni ’60 Farmer si trasferisce in Europa, stabilendosi a Vienna. Da lì costruisce una carriera internazionale, lavorando con musicisti americani e europei, fondando anche l’Austrian Radio Orchestra. Pur lontano dagli Stati Uniti, rimane una presenza costante nei festival, nei dischi e nei tour.
L’eredità
Art Farmer è ricordato come uno dei trombettisti più eleganti e sofisticati della storia del jazz. La sua ricerca di un suono lirico, intimo e mai aggressivo ha fatto scuola, influenzando generazioni di trombettisti moderni. Con il fratello Addison, scomparso prematuramente, rappresentò una rara simbiosi musicale familiare, ma fu soprattutto con Golson e i Jazztet che lasciò un segno indelebile.
Morì a New York il 4 ottobre 1999, dopo aver mantenuto fino all’ultimo un’attività artistica intensa.
