JAZZ 365 RITRATTI – Benny Carter

Quando si imbraccia un sassofono contralto, ogni musicista che intende suonare jazz o musica improvvisata ha come riferimento — volente o nolente — Charlie Parker. C’è poco da fare. Ma c’è stato un tempo in cui Bird era ancora un ragazzo, e la storia del sassofono alto americano si esprimeva attraverso il suono e le note di altri grandi protagonisti:

Charlie Holmes, stilista dello swing, noto per il lavoro con Luis Russell e Louis Armstrong; Willie Smith, sassofonista brillante e potente, figura chiave nell’orchestra di Jimmie Lunceford; Teddy Hill, sassofonista e bandleader che lanciò giovani talenti come Dizzy Gillespie e Roy Eldridge.

In questo breve elenco, nel quale mancano molti nomi — a cominciare da quello di Johnny Hodges — non può mancare, oggi che sarebbe stato il suo 118° compleanno, quello di Benny Carter.

FOTO – (Pubblico dominio) Benny Carter all’Apollo Theater, 1947 ca. Foto William P. Gottlieb.

Carter è stato un autentico alfiere del jazz, nato l’8 agosto 1907 a New York: musicista raffinato ed elegante, arrangiatore e compositore di raro talento, figura centrale nello sviluppo del jazz orchestrale. Nato a New York nel 1907, seppe distinguersi fin dagli anni ’20 non solo come eccellente sassofonista contralto, ma anche come polistrumentista (tromba, clarinetto, pianoforte) e, soprattutto, come arrangiatore visionario. La sua firma sonora è rintracciabile in molte delle migliori big band dell’epoca, da Fletcher Henderson a Duke Ellington, pur mantenendo sempre una propria voce distinta, sobria ma incisiva.

Negli anni ’30 formò proprie formazioni e lavorò anche in Europa, influenzando profondamente il jazz al di là dell’Atlantico. Ma fu a Hollywood, dagli anni ’40 in poi, che consolidò la sua carriera come compositore per il cinema e la televisione, uno dei primi afroamericani ad affermarsi in quel contesto. La sua musica attraversa le epoche con una grazia senza tempo: lo swing, il cool jazz, l’arrangiamento orchestrale… tutto sembra scorrere con naturalezza sotto le sue dita. Carter è stato un ponte tra le generazioni: collaborò con leggende come Coleman Hawkins, ma seppe anche affiancare giovani leoni del jazz moderno.

Nel 1996 ricevette il Grammy alla carriera, coronamento di un percorso straordinario durato più di sette decenni. E proprio come Bird, anche lui ha lasciato un’impronta che non sbiadisce: un modello di classe e misura che resta fonte d’ispirazione per chiunque si avvicini al sassofono.

Ci ha lasciati il 12 luglio 2003 a Los Angeles.

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