Jazz 365 Ritratti : Frank Foster

Oggi è decisamente un giorno speciale. Il 23 settembre hanno visto la luce tre giganti della musica: John Coltrane, Ray Charles e Norma Winstone. Ma per me, curare questa rubrica significa anche,  e soprattutto, dare spazio a quei musicisti meno conosciuti, che hanno comunque lasciato un segno profondo nella storia del jazz. Avremo modo di parlare ampiamente di Coltrane, Charles e Winstone nei prossimi giorni. Oggi, invece, vorrei soffermarmi su Frank Foster: sassofonista e compositore, autore di alcune delle pagine più iconiche del repertorio basiano, tra cui la celebre “Shiny Stockings”, diventata un vero e proprio standard del jazz.

Shiny Stockings · Count Basie Verve Jazz Masters 2: Count Basie ℗ 1955 UMG Recordings, Inc. Released on: 1994-03-22 Composer Lyricist: Frank Foster

Frank Foster (1928–2011): Sassofonista, Arrangiatore e Pilastro del Jazz Americano

Frank Benjamin Foster III, nato il 23 settembre 1928 a Cincinnati, Ohio, è stato una delle figure chiave del jazz del secondo Novecento. Sassofonista tenore e soprano, arrangiatore, compositore e bandleader, Foster ha lasciato un segno profondo nella storia del jazz, soprattutto grazie al suo lungo legame con la Count Basie Orchestra.

Frank Foster illustrazione di SILVANA ORSI – tutti i diritti sono riservati

Gli inizi e la formazione

Fin da giovane, Foster mostrò una precoce inclinazione per la musica. Studiò al Wilberforce College (oggi Central State University) in Ohio, dove iniziò a consolidare il suo interesse per il sassofono e la composizione. Nel 1951 si arruolò nell’esercito, dove continuò a suonare e perfezionare le proprie abilità, fino a emergere come una voce riconoscibile nel panorama jazzistico.

Con la Count Basie Orchestra

L’ingresso di Foster nella Count Basie Orchestra nel 1953 segnò l’inizio della sua consacrazione artistica. Con Basie rimase fino al 1964, distinguendosi non solo come sassofonista ma anche come arrangiatore e compositore. Sue sono alcune delle pagine più celebri del repertorio basiano, come “Shiny Stockings”, che divenne un vero standard del jazz.

Il suo stile fondeva la potenza del bebop con l’eleganza swing, incarnando perfettamente lo spirito della band di Basie e arricchendolo con soluzioni armoniche innovative.

Count Basie Orchestra featuring: Joe Newman,trumpet, Frank Foster,tenor sax, Al Grey,trombone. Thad Jones, Snookey Young, Sonny Cohn, Joe Newman, trumpets. Billy Mitchell, Frank Wess, Marshall Royal,Frank Foster,Charlie Fowlkes,saxophones. Benny Powell, Al Grey, Henry Coker, trombones Count Basie,piano Freddie Green,guitar Eddie Jones,bass Sonny Payne,drums. Milan 1960.

Carriera indipendente

Dopo l’esperienza con Basie, Foster intraprese una brillante carriera come leader di proprie formazioni, tra cui i Living Color e i Loud Minority, con cui esplorò sonorità più moderne e vicine all’hard bop e al free. Parallelamente collaborò con artisti di primo piano come Elvin Jones, Thad Jones/Mel Lewis Orchestra e Sarah Vaughan.

Tra gli anni ’80 e ’90 tornò a dirigere la Count Basie Orchestra, mantenendone vivo lo spirito dopo la scomparsa del suo fondatore. Sotto la sua guida, la band ottenne due Grammy Awards, consolidando la sua reputazione come uno dei massimi custodi e innovatori della tradizione jazz orchestrale.

Nel 1972, Frank Foster incide The Loud Minority, un album manifesto della sua visione musicale post-basiana, registrato a Los Angeles per l’etichetta Mainstream Records. Il disco, che include il brano Simone, si distingue per una scrittura orchestrale potente e una formazione di altissimo livello: Frank Foster stesso suona sax tenore, alto, soprano e clarinetto alto; Kenny Rodgers è al sax alto, baritono e clarinetto basso; Cecil Bridgewater, Charles McGee e Marvin Peterson alla tromba e flicorno; Dick Griffin al trombone; Earl Dunbar alla chitarra; Stanley Clarke e Gene Perla al basso; Harold Mabern e Jan Hammer al pianoforte e piano elettrico; Richard Pratt e Omar Clay alla batteria; Elvin Jones alla batteria e percussioni; Airto Moreira alle percussioni; e Dee Dee Bridgewater alla voce. L’ensemble, ribattezzato The Loud Minority Band, incarna una big band moderna, militante e visionaria, capace di fondere jazz orchestrale, soul e tensione politica in un’unica voce sonora.

Le composizioni celebri

Oltre a “Shiny Stockings”, tra i brani più noti di Frank Foster troviamo “Down for the Count”, “Blues Backstage”, “Discommotion” e “Blues in Hoss’ Flat”. Queste opere mostrano la sua abilità nel coniugare swing trascinante, linee melodiche memorabili e arrangiamenti raffinati, capaci di mettere in luce sia la potenza della sezione fiati che la fluidità ritmica tipica dell’orchestra di Basie.

Le sue partiture hanno arricchito il repertorio orchestrale con una freschezza che le rende ancora oggi attuali e spesso eseguite dalle big band contemporanee.

Stile e contributi critico-analitici

Il linguaggio musicale di Frank Foster era caratterizzato da un suono corposo e incisivo al sax tenore, radicato nella tradizione swing ma arricchito da un’influenza bebop evidente nelle frasi più complesse e nelle soluzioni armoniche moderne. Come arrangiatore, sapeva creare tessiture orchestrali dense ma allo stesso tempo leggere, dove ogni sezione dell’orchestra trovava spazio per dialogare con le altre.

La sua forza stava nell’equilibrio tra tradizione e innovazione: pur restando fedele al DNA swing dell’orchestra basiana, Foster introdusse un linguaggio più moderno, che guardava al futuro del jazz senza mai tradire le sue radici.

Testimonianze e citazioni

Molti colleghi e critici hanno sottolineato l’importanza di Foster nel panorama jazzistico. Count Basie stesso disse di lui: “Frank sapeva scrivere musica che faceva ballare il pubblico e allo stesso tempo rispettava l’anima della mia orchestra.”

Il critico jazz Stanley Crouch lo definì “uno degli architetti silenziosi del jazz orchestrale moderno”, mentre il sassofonista Branford Marsalis ricordò come le sue composizioni rappresentassero “un ponte tra la grande tradizione swing e le nuove avventure armoniche del jazz contemporaneo.”

Cronologia sintetica della carrieraUltimi anni

Foster rimase attivo fino agli ultimi anni della sua vita, nonostante problemi di salute che lo costrinsero a ridurre le performance. Morì il 26 luglio 2011 a Chesapeake, in Virginia.

La sua eredità è quella di un musicista completo: interprete, arrangiatore, compositore e bandleader. Frank Foster ha incarnato la continuità e l’innovazione del jazz, legando indissolubilmente il proprio nome alla storia della Count Basie Orchestra.

Cronologia ragionata di frank foster


Frank Foster nasce nel 1928 a Cincinnati, Ohio, in un’America che sta per entrare nel pieno fermento jazzistico.
Negli anni Quaranta, si forma musicalmente al Wilberforce College, dove affina il suo talento e la sua visione artistica.
Tra il 1951 e il 1953, viene arruolato nell’esercito e suona nelle band militari, esperienza che gli offre disciplina e versatilità.
Nel 1953, entra nella leggendaria Count Basie Orchestra, dando inizio a una collaborazione destinata a lasciare il segno.
Solo due anni dopo, nel 1955, compone Shiny Stockings, brano che diventerà un classico del repertorio basiano e uno standard del jazz.
Nel 1964, lascia l’orchestra per intraprendere una carriera da leader, esplorando nuove sonorità e linguaggi.
Durante gli anni Settanta, guida i gruppi Living Color e Loud Minority, portando avanti una ricerca musicale audace e militante.
Nel 1986, torna alla Count Basie Orchestra, questa volta come direttore musicale, raccogliendo l’eredità del maestro con autorevolezza.
Nel 1990, sotto la sua direzione, la Basie Orchestra vince due Grammy Awards, consacrando il suo ruolo di custode e innovatore.
Nel 2000, continua instancabilmente a comporre, insegnare e dirigere big band, trasmettendo la sua visione alle nuove generazioni.
Infine, nel 2011, si spegne a Chesapeake, Virginia, lasciando dietro di sé un patrimonio musicale che continua a risuonare.

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