La storia del jazz è sempre stata una mia grande passione. Sin da ragazzo, ho cercato di raccontarla attraverso programmi radiofonici, articoli su riviste specializzate e, da circa otto anni, attraverso la scrittura di un libro che vedrà la luce con il primo volume a settembre.
Da qualche mese, ho sentito l’urgenza di creare una rubrica quotidiana: JAZZ365RITRATTI. Un piccolo spazio digitale dove ogni giorno prende forma il ritratto di un musicista, noto o meno noto, che ha contribuito a costruire l’immenso mosaico del jazz. I motivi che mi hanno spinto a farlo sono molteplici: una curiosità insaziabile, il desiderio di continuare a fare ricerca, la voglia di scoprire figure che conosco poco e, soprattutto, la necessità di celebrare i grandi miti di questa musica.

Nel costruire questa rubrica, mi sono reso conto di quanto la comunicazione storica, scientifica e culturale sia oggi confinata in ambiti sempre più ristretti. I mass media hanno abbandonato il campo da decenni, e i social ci hanno distratti quasi irrimediabilmente. In Italia, le iniziative editoriali dedicate al jazz sono rare: resistono solo alcuni siti storici e un manipolo di riviste coraggiose. Il resto è un vuoto assordante.
I lettori si assottigliano, gli ascoltatori si disperdono nei mille rivoli del mondo digitale, e con loro si dissolve quel senso di comunità d’ascolto e di identità culturale che il jazz ha sempre saputo generare.
I tanti festival sparsi sul territorio dovrebbero, a mio avviso, lavorare anche al recupero di questo aspetto: non solo spettacolo, ma anche memoria, narrazione, divulgazione.
