JAZZ365RITRATTI: Un viaggio quotidiano nella memoria e nell’identità del jazz

Da qualche mese, ho sentito l’urgenza di creare una rubrica quotidiana: JAZZ365RITRATTI. Un piccolo spazio digitale dove ogni giorno prende forma il ritratto di un musicista, noto o meno noto, che ha contribuito a costruire l’immenso mosaico del jazz. I motivi che mi hanno spinto a farlo sono molteplici: una curiosità insaziabile, il desiderio di continuare a fare ricerca, la voglia di scoprire figure che conosco poco e, soprattutto, la necessità di celebrare i grandi miti di questa musica.

Il Calcio su DAZN: Quando il Pallone Perde la Voce

C’era una volta il calcio raccontato. Quello che viveva prima e dopo i novanta minuti, tra le parole forbite di Gianni Brera e le battute fulminanti di Raimondo Vianello. Oggi, su DAZN Italia, il calcio sembra ridotto a un flusso video: funzionale, sintetico, ma freddo. Prima del fischio d’inizio, nessun dibattito, nessuna intervista, nessun volto. Solo un cartello statico e un countdown silenzioso. Il calcio, così, non si racconta: si trasmette.

Il Format dell’Assenza

DAZN ha rivoluzionato la fruizione sportiva, ma ha sacrificato il racconto. Il pre-partita è un vuoto narrativo, un limbo digitale che non prepara, non coinvolge, non emoziona. Il calcio diventa un contenuto da consumo solitario, privo di quel rituale collettivo che lo ha reso cultura popolare.

JAZZ 365 RITRATTI – Buster Smith

Negli anni ’30 si trasferì a Kansas City, capitale di un jazz notturno e vibrante. Qui entrò in contatto con figure come Count Basie, Lester Young e Hot Lips Page. Contribuì in modo sostanziale allo sviluppo del Kansas City sound, fatto di riff trascinanti, improvvisazioni collettive e grande energia ritmica.

Fu anche arrangiatore e direttore musicale in orchestre locali, affinando le sue capacità non solo come strumentista, ma anche come organizzatore sonoro.

Il legame con Charlie Parker

Il momento cruciale della sua carriera è però l’incontro con un giovanissimo Charlie Parker. A Kansas City, Parker cercava un maestro, qualcuno che potesse aiutarlo a sviluppare il suo linguaggio musicale. Buster Smith gli insegnò la disciplina, il senso della costruzione e la potenza del fraseggio. Non a caso, Parker stesso riconobbe in Smith uno dei suoi primi e più importanti maestri.