Il secondo appuntamento Mercoledì 28 gennaio 2026, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Potito a Napoli, si terrà il […]
Quindicesimo sold out per la Salzano Band “L’anno che verrà”: celebra Dalla e Battisti
Il 26 dicembre ho raggiunto con grande gioia i miei amici della Salzano Band al Teatro Comunale “Vittorio Emmanuele” di […]
Auguri di buone feste a…
tutti gli amici virtualie ai compagni digitali agli amici che non vedo quasi maie a quelli che sarebbe meglio non […]
Note in pellicola Jazz e cinema, una conclusione natalizia per una rassegna durata quasi due mesi.
Si chiude con la visione del film Chimere la prima esperienza di Note in pellicola: Jazz & Cinema. Desideriamo ringraziare […]
JAMES: la radice e la rivolta
Nel ricordo di James Senese, una delle voci più autentiche e radicali della Napoli del secondo Novecento, un viaggio dentro […]
Le piattaforme OTT in Italia: dinamiche di pubblico, produzione e paradigmi emergenti
Il panorama delle piattaforme OTT in Italia si presenta nel 2025 come un ecosistema in fase di consolidamento e differenziazione, […]
Note in pellicola: Jazz & Cinema
Un viaggio tra cinema e jazz che ha conquistato Napoli Pubblico e critica unanimi Dal 16 novembre al 21 dicembre […]
Domenica 21 dicembre ultimo appuntamento con Note in pellicola – Jazz&Cinema presenta: “Chimere” – Kirk Douglas tra mito e illusione
DOMENICA 21 DICEMBRE ORE 10,30 CHIESA DI SAN POTITO NAPOLI Chimere – Kirk Douglas tra mito e illusione Chimere si inserisce […]
La televisione lineare come habitat senile: una prospettiva comparata
La televisione lineare, un tempo architettura simbolica delle nazioni e specchio delle loro comunità, si sta progressivamente restringendo a un […]
“I cinque penny”: il jazz diventa memoria e cinema
Domenica 14 dicembre, alle ore 10.30, per la rassegna Note in pellicola – Jazz e cinema, la Chiesa di San […]
Adriano Mazzoletti e la storia del jazz italiano: dal boom economico all’era digitale
Giovedì 27 novembre, nella cornice della Casa del Jazz di Roma, è stato presentato l’ultimo lavoro di Adriano Mazzoletti, Il […]
Note in pellicola: JAZZ&Cinema. Napoli, la musica e il cinema si incontrano a San Potito.
La rassegna “Note in pellicola: Jazz & Cinema – Improvvisazioni tra suono e visione”, ideata e curata da Lino Volpe, […]
Eddie Henderson: il volo della tromba tra jazz, spiritualità e scienza
Nato il 26 ottobre 1940 a New York, Eddie Henderson rappresenta una figura singolare e affascinante nel panorama del jazz […]
“I Want My MTV”: Ascesa, Apogeo e Tramonto di un’Icona Televisiva
Nel dicembre 2025, il Regno Unito si prepara a salutare uno dei suoi totem mediatici: MTV spegnerà cinque dei suoi […]
Elmer Snowden: Il ritorno di una voce dimenticata
Il pioniere nell’ombra del jazz moderno Nato il 9 ottobre 1900 a Baltimora (Maryland), Elmer Chester Snowden fu uno dei […]
YouTube, vent’anni dopo: il mondo in play
Cronaca di una rivoluzione silenziosa che ha cambiato il modo di raccontare, vedere e ricordare Nel febbraio del 2005, mentre […]
Clarence Williams: il pianista editore
Il pioniere del jazz afroamericano tra musica, editoria e imprenditoria culturale Nato l’8 ottobre 1893 a Plaquemine, in Louisiana, Clarence […]
Goldrake ritorna su Rai 2: il robot che ci insegnò a guardare lontano
Cinquant’anni dopo la sua nascita, l’eroe alieno di Go Nagai torna in TV. Un viaggio tra memoria, mito e media […]
Jo Jones: dal battito popolare d’America all’eleganza dello swing
Il leggendario batterista della Count Basie Orchestra che trasformò il ritmo in arte. Le origini di un innovatore del ritmo […]
Sammy Price: Il pianista texano che portò il boogie-woogie nello swing
Nato il 6 ottobre 1908 a Honey Grove, Texas, Samuel Blythe “Sammy” Price è una figura chiave nella storia del […]
Jazz e Italia: una lunga storia di migrazioni, suoni e identità
La diaspora Tra il 1880 e il 1920, quasi quattro milioni di italiani attraversarono l’oceano in cerca di futuro. Fu […]
Jazz 365 Ritratti – Red Rodney: il trombettista bebop nato a Philadelphia
“Su Rosciglione mi riservo di tornare prossimamente, si tratta di un musicista eccezionale, del quale a mio modesto avviso, si […]
Gary Bartz: vita, contesto storico e linguaggio di un maestro del sassofono contralto
Non è un mistero, per chi mi conosce, che il sassofono alto è il mio strumento del cuore. Ne amo […]
Jazz Story – il diario di Tony Monten
Un romanzo in tre tempi, concepito come una sceneggiatura per il cinema Brooklyn, autunno 1960 Tony Monten, manager siculo-americano dal […]
Terry Rosen (1939-1999): chitarrista jazz, promotore e voce radiofonica
Il 26 settembre 1939 nasceva a Chester, in Pennsylvania, Terry Rosen, chitarrista jazz dalla carriera poliedrica, che unì talento musicale, […]
JAZZ 365 RITRATTI – Sam Rivers (1923–2011) biografia storica e analisi tecnico-musicale
Vita e tappe principali Sam Rivers macque a El Reno (Oklahoma) il 25 settembre 1923 e morì a Orlando (Florida) […]
Jazz Story Il diario di Tony Monten
Il libro Il Diario di Tony Monten racconta la nascita e l’evoluzione del jazz attraverso gli occhi di un impresario […]
Jazz 365 Ritratti – Rebecca Kilgore – Una voce senza tempo del jazz
Le origini e la formazione Rebecca Kilgore nasce il 24 settembre 1948 a Waltham, Massachusetts, e cresce in un contesto […]
Jazz 365 Ritratti : Frank Foster
Oggi è decisamente un giorno speciale. Il 23 settembre hanno visto la luce tre giganti della musica: John Coltrane, Ray […]
Italia, terra di pallone e silenzi culturali
Mentre il calcio monopolizza oltre 100 ore settimanali di programmazione, la cultura arranca tra documentari notturni e rare serate in […]
Jazz 365 – Ritratti – Marlena Shaw: una voce senza tempo
In questi giorni ho ascoltato un po’ la radio viaggiando in macchina. Dopo un po’ mi sono avvilito: c’era un […]
Addio ai gioielli sonori della SSR: Radio Swiss Classic, Jazz e Pop all’asta
Una svolta epocale nel panorama radiofonico svizzero Nel settembre 2025, la SSR SRG ha annunciato la messa in vendita delle […]
Pino Daniele e il Karaoke televisivo
In una piazza che fu simbolo di riscatto e cultura, tra passerelle e format svuotati, si consuma l’ennesimo tradimento della […]
JAZZ 365 RITRATTI – Slam Stewart: il contrabbassista che cantava con l’arco
Slam Stewart e il bebop Una quarantina di anni fa per il mio compleanno mi regalai un disco: “Dizzy Gillespie […]
JAZZ 365 RITRATTI: una riflessione
Perché parlare di jazz oggi? Che senso ha? Questa nostra piccola rubrica potrebbe apparire, a certi occhi, come un esercizio […]
JAZZ 365 RITRATTI – Curtis Peagler: la voce del sax alto nell’anima del jazz
JAZZ 365 RITRATTI – Quando ho iniziato a scrivere questa rubrica non immaginavo quanto mi avrebbe arricchito, non solo dal […]
JAZZ 365 RITRATTI – Joe Venuti – Il padre del violino jazz
Nato il 16 settembre 1903 a Philadelphia da una famiglia di origini italiane, Giuseppe “Joe” Venuti è ricordato come il […]
JAZZ 365 RITRATTI – Elvin Jones: quando il jazz è una questione di famiglia!
Le origini Elvin Ray Jones nacque il 9 settembre 1927 a Pontiac, Michigan, in una famiglia profondamente immersa nella musica. […]
Jazz Story il diario di Tony Monten – Un romanzo storico di Lino Volpe
Il diario di Tony Monten, scritto a Brooklyn nel 1960, è un affresco vivido sulla storia del jazz. Attraverso gli […]
JAZZ 365 RITRATTI: James Clay – Il lirismo texano del sax tenore
Dallas, Texas, 8 settembre 1935 – Dallas, 5 gennaio 1994 C’è una certa magia nei talenti che nascono in Texas. […]
JAZZ 365 RITRATTI – Gianni D’Argenzio: il sassofonista che unisce musica e vita
Oggi è il 7 settembre, compleanno di Gianni D’Argenzio, quindi: doppio appuntamento con JAZZ365RITRATTI. In una Campania fertile di talenti […]
JAZZ 365 RITRATTI – Max Kaminsky (1908–1994) – Il trombettista che attraversò l’era d’oro del jazz
Il 7 settembre 1908 nasceva a Brockton, nel Massachusetts, Max Kaminsky, trombettista e cornettista jazz statunitense. La sua carriera, durata […]
Buddy Bolden: Il suono primordiale del jazz
Nella New Orleans di fine Ottocento, tra le strade del Quartiere Francese e le celebrazioni rituali di Congo Square, emerse […]
Discovery Channel arriva in chiaro: dal 5 ottobre sul canale 37 del digitale terrestre
Dalle origini americane al debutto gratuito in Italia: il canale dei documentari per eccellenza Una svolta epocale: Discovery Channel in […]
JAZZ 365 RITRATTI – Richie Powell (1931–1956) Il pianista che visse troppo poco
Fratello minore del leggendario Bud Powell, fu un pianista dotato di personalità propria, anche se il suo destino tragico lo consegnò alla storia come una promessa spezzata.
JAZZ 365 RITRATTI – Dave Liebman
la voce lirica e radicale del sax contemporaneo David “Dave” Liebman, nato a Brooklyn il 4 settembre 1946, è uno […]
JAZZ 365 RITRATTI – Hal Russell: Il visionario del free jazz di Chicago
Ho sempre amato il free jazz. Nel corso della mia attività ho avuto il privilegio di incontrare e dialogare con […]
JAZZ365RITRATTI: Un viaggio quotidiano nella memoria e nell’identità del jazz
Da qualche mese, ho sentito l’urgenza di creare una rubrica quotidiana: JAZZ365RITRATTI. Un piccolo spazio digitale dove ogni giorno prende forma il ritratto di un musicista, noto o meno noto, che ha contribuito a costruire l’immenso mosaico del jazz. I motivi che mi hanno spinto a farlo sono molteplici: una curiosità insaziabile, il desiderio di continuare a fare ricerca, la voglia di scoprire figure che conosco poco e, soprattutto, la necessità di celebrare i grandi miti di questa musica.
JAZZ 365 RITRATTI – Alice Coltrane: il suono come via spirituale
Alice McLeod Coltrane (Detroit, 27 agosto 1937 – Los Angeles, 12 gennaio 2007) è stata una delle figure più originali […]
META, LA GABBIA DORATA DELLA CONDIVISIONE DIGITALE
Profili trasformati in pagine, link penalizzati, contenuti usati per l’IA: il nuovo volto di Meta ostacola la libertà di espressione […]
JAZZ 365 RITRATTI – Jimmy Rushing: la voce possente dello swing e del blues
Nato a Oklahoma City il 26 agosto 1903, Jimmy Rushing è stato uno dei cantanti più emblematici della storia del […]
De Laurentiis: “Riportiamo il calcio a casa dei tifosi”
In un sistema televisivo in crisi, il presidente del Napoli lancia una proposta radicale: Serie A a 16 squadre e […]
JAZZ 365 RITRATTI – Buster Smith
Negli anni ’30 si trasferì a Kansas City, capitale di un jazz notturno e vibrante. Qui entrò in contatto con figure come Count Basie, Lester Young e Hot Lips Page. Contribuì in modo sostanziale allo sviluppo del Kansas City sound, fatto di riff trascinanti, improvvisazioni collettive e grande energia ritmica.
Fu anche arrangiatore e direttore musicale in orchestre locali, affinando le sue capacità non solo come strumentista, ma anche come organizzatore sonoro.
Il legame con Charlie Parker
Il momento cruciale della sua carriera è però l’incontro con un giovanissimo Charlie Parker. A Kansas City, Parker cercava un maestro, qualcuno che potesse aiutarlo a sviluppare il suo linguaggio musicale. Buster Smith gli insegnò la disciplina, il senso della costruzione e la potenza del fraseggio. Non a caso, Parker stesso riconobbe in Smith uno dei suoi primi e più importanti maestri.
JAZZ 365 RITRATTI – Bobby Watson – Lirismo e identità nel jazz contemporaneo
Bobby Watson, nato il 23 agosto 1953 a Lawrence, Kansas, è uno dei sassofonisti più significativi della scena jazz moderna. […]
Calcio, ma quanto mi costi?
Il prezzo della passione: quanto spende oggi un tifoso per seguire la propria squadra in TV Una volta bastava un […]
JAZZ 365 RITRATTI – Art Farmer, l’eleganza della tromba nel passaggio dal bebop al cool jazz
Art Farmer nasce il 21 agosto 1928 a Council Bluffs, Iowa, insieme al fratello gemello Addison, contrabbassista. La loro formazione […]
La TV italiana ha smesso di parlare con voce propria
C’era un tempo in cui la televisione italiana dettava il ritmo del Paese. Era il focolare elettronico attorno al quale […]
JAZZ 365 – RITRATTI – Jimmy Raney – Il maestro silenzioso della chitarra bebop
James Elbert “Jimmy” Raney nasce il 20 agosto 1927 a Louisville, Kentucky, e muore il 10 maggio 1995, sempre nella […]
Eddie Durham: il pioniere elettrico del jazz
Eddie Durham, è uno di quei musicisti che ho sempre amato. Da ragazzo lo confondevo con Eddie Lang. Entrambi sono […]
Don Lamond – Il batterista delle grandi orchestre
18 agosto 1920 – 23 dicembre 2003 Donald Douglas Lamond, conosciuto come Don Lamond, nasce a Brockton, Massachusetts, il 18 […]
Capo di Bomba aveva ragione: A Pippo Baudo abbiamo voluto bene tutti.
Pippo Baudo: Il Prestigiatore dell’Italia Televisiva
Nel film Arrapaho del 1984, diretto da Ciro Ippolito e ispirato all’album omonimo degli Squallor, una battuta surreale e fulminante ha segnato l’immaginario collettivo di una generazione. Alla domanda: «Dimmi, Capo di Bomba, a chi vuoi più bene, a papà o a mammà?», il giovane indiano risponde: «A Pippo Baudo!». Una risposta che, nella sua assurdità, racchiude un sentimento autentico: l’affetto profondo che milioni di italiani hanno nutrito — e continuano a nutrire — per Pippo Baudo.
In questo giorno di commiato, ci corre l’obbligo, come direbbero gli Stadio, di spiegare ai più giovani chi è stato Pippo Baudo. Non con una biografia, facilmente reperibile ovunque, ma con una riflessione sul suo impatto culturale e mediatico.
Ike Quebec – Il tenore dal suono vellutato
All’inizio della carriera lavora nelle orchestre di Trummy Young e Cab Calloway, entrando presto nel circuito del bebop newyorkese. Il suo stile, pur influenzato da Coleman Hawkins, si caratterizza per una maggiore rotondità e morbidezza. Quebec diventa così un interprete ideale delle ballate lente e dei brani intensamente bluesy.
Negli anni ’40 e ’50 collabora con Coleman Hawkins, Hot Lips Page, Roy Eldridge e registra per la Blue Note, lasciando prove eleganti e raffinate. Tuttavia, problemi personali e la dipendenza dalle droghe rallentano la sua carriera.
Dal click al collasso: Kodak e il paradosso dell’era digitale
Per decenni, Kodak fu sinonimo di innovazione. Le sue pellicole Kodachrome, celebri per la fedeltà dei colori, e le fotocamere Brownie, accessibili a tutti, accompagnarono generazioni di fotografi, amatori e professionisti. L’azienda dominava il mercato globale, e nel 1975 fu persino la prima a inventare la fotocamera digitale. Ma quella scoperta, invece di essere il trampolino verso una nuova era, fu chiusa in un cassetto. Perché? Per paura. Paura che il digitale uccidesse il mercato analogico, che aveva reso Kodak grande.
E così, mentre il mondo correva verso il futuro, Kodak restava ferma. Negli anni 2000, la fotografia digitale esplose. I cellulari iniziarono a scattare foto, le immagini diventavano istantanee, condivisibili, infinite. E Kodak, che avrebbe potuto guidare quella rivoluzione, si ritrovò a inseguire.
Le città sonore – Napoli, la città cantante – Un documentario di Lino Volpe
Un viaggio nella storia musicale partenopea, ora su Amazon Prime Video
Scritto e diretto da Lino Volpe, con la consulenza musicale di Franco Ponzo e le musiche originali di Pino Tafuto, il film intreccia immagini, suoni e testimonianze per restituire un ritratto unico di una delle capitali musicali più importanti al mondo.
Realizzato con la produzione CulturExpress e Cultura Viva, e la produzione esecutiva di Silvana Orsi, il documentario si propone come una vera e propria “guida artistica” alla scoperta della bellezza napoletana da vedere e ascoltare.
La forza e la trasformazione delle parole. Buona Movida – PODCAST
Il video discute ampiamente l’impatto trasformativo della tecnologia, in particolare dell’intelligenza artificiale, sulla società e sulle abitudini umane nel 2024. […]
Radio in Italia, un mezzo che resiste ma che cambia pelle
In Europa, ormai da anni, si ripete un mantra: la radio non parla più ai giovani. Le statistiche lo confermano in molti Paesi, con un calo netto dell’ascolto nella fascia tra i quindici e i ventiquattro anni, attratta da streaming, podcast e social network.
In Italia la situazione è più complessa e sfumata. La radio non è morta, ma sta vivendo una trasformazione profonda, che riguarda tanto le abitudini d’ascolto quanto gli strumenti con cui raggiunge il suo pubblico
Fino a poco tempo fa era un mezzo che entrava nelle case, negli uffici e nelle automobili attraverso un apparecchio FM, fisso o portatile, e scandiva i momenti della giornata con notiziari, musica, rubriche, appuntamenti fissi. Oggi quello stesso flusso sonoro viaggia su più canali: la frequenza modulata resta importante, ma convive con il DAB+, con le app per smartphone, con gli smart speaker, con le piattaforme di streaming e con il podcast on-demand.
Addio al telecomando: YouTube e i social riscrivono le abitudini mediatiche degli italiani
Fino a pochi anni fa, il suono del telecomando che accendeva la TV segnava l’inizio della serata per milioni di italiani. Oggi, quel gesto è sempre più raro. Al suo posto, un tap sullo schermo dello smartphone apre le porte a un universo di contenuti personalizzati, on-demand e interattivi. YouTube, TikTok, Instagram: le nuove piazze digitali stanno ridefinendo il modo in cui gli italiani si informano, si divertono e persino fanno acquisti.
Secondo il report *Digital 2025* di We Are Social, il 90% della popolazione italiana è connessa a Internet, con una media di 5 ore e 39 minuti online al giorno. Di queste, quasi due ore sono dedicate ai social media. Ma è YouTube a dominare il panorama video, con oltre 17 ore mensili di visualizzazione per utente, superato solo da TikTok, che raggiunge le 30 ore.
RISONANZA DIGITALI – podcast
Questo Podcast esplora l’evoluzione e il declino del “tormentone estivo” in Italia, un fenomeno musicale che ha dominato le estati italiane per decenni. Traccia le origini del tormentone negli anni ’60 con artisti come Nico Fidenco ed Edoardo Vianello, evidenziando la loro natura orecchiabile e la vasta diffusione attraverso jukebox e televisione. Esplora i motivi per cui nell’era digitale, la frammentazione del pubblico e l’ascesa di piattaforme e algoritmi hanno eroso la natura collettiva dell’ascolto musicale, portando alla scomparsa del tormentone tradizionale. La musica, un tempo unificatrice, è ora personalizzata e mirata, riflettendo un cambiamento da un’esperienza condivisa a un consumo individualizzato.
SIAMO NOI I VERI MORTI CHE CAMMINANO?
Nel mondo post-pandemico, tra guerre, isolamento e anestesia emotiva, non servono zombie per vedere il collasso della civiltà. Siamo noi, con la nostra indifferenza e il nostro distacco, i veri morti viventi.
The Walking Dead è una serie TV statunitense nata nel 2010, basata sul fumetto omonimo di Robert Kirkman. Racconta la storia di un gruppo di sopravvissuti in un mondo devastato da un’apocalisse zombie. Il protagonista iniziale, Rick Grimes, è uno sceriffo che si risveglia dal coma in un ospedale abbandonato e scopre che la civiltà è crollata. Da quel momento, inizia un viaggio fatto di lotte, alleanze e tradimenti, dove il vero pericolo non sono solo i “walkers” (gli zombie), ma gli esseri umani stessi.
Risonanze Digitali Podcast – musica, media e tecnologia puntata N.1: IL TRIONFO DEL RUMORE
In un mondo dove tutto parla, trasmette e notifica, cosa resta dell’ascolto vero? In questa prima puntata esploriamo la sovrabbondanza […]
Il tormentone estivo: ascesa, gloria e declino di un rito musicale italiano
Il tormentone estivo è più di una semplice canzone: è un fenomeno culturale, un rito collettivo che per decenni ha scandito le estati italiane. Si tratta di un brano musicale leggero, orecchiabile, spesso ballabile, che invade radio, spiagge, locali e playlist da giugno a settembre. La sua forza sta nella ripetitività, nella capacità di insinuarsi nella testa e non uscirne più. Non importa il contenuto: basta un ritornello accattivante, un ritmo tropicale, qualche parola in spagnolo e il gioco è fatto. Il tormentone non si ascolta, si subisce. E si canta, anche controvoglia.
Il concetto di tormentone nasce negli anni ’60, quando i jukebox nei lidi balneari e i programmi televisivi iniziano a fare da cassa di risonanza. Nico Fidenco apre le danze con “Legata a un granello di sabbia” (1961), poi arrivano le hit balneari di Edoardo Vianello: “Abbronzatissima”, “Guarda come dondolo”, “I Watussi”, “Il peperone”, “Pinne fucile ed occhiali”. E ancora Gianni Meccia con “Il barattolo”, Rita Pavone con “Datemi un martello”…
I piccioni viaggiatori contro le onde radio
Sconfitti dalle onde radio un secolo fa, i piccioni viaggiatori almeno hanno avuto il buon senso di arrendersi. Oggi, i media tradizionali combattono una guerra persa in partenza contro il digitale, aggrappati a un passato che non trasmette più.
Un anno dopo: il mondo digitale nell’era dell’intelligenza artificiale
Nel giro di dodici mesi, il panorama dell’informazione online è stato stravolto. L’avvento massiccio dell’intelligenza artificiale generativa ha modificato le abitudini degli utenti, le strategie editoriali e le fondamenta economiche del web. Non si tratta di un’evoluzione graduale, ma di una rottura sistemica: il modo in cui accediamo alle informazioni, le cerchiamo e le consumiamo è cambiato. E con esso, il ruolo di Google e dei siti web tradizionali.
Secondo uno studio del Pew Research Center, l’introduzione degli AI Overviews di Google ha causato una caduta del 50% nel traffico verso i siti web. Gli utenti, di fronte a risposte sintetiche generate dall’IA direttamente nella pagina dei risultati, cliccano sempre meno sui link: solo l’8% lo fa, contro il 15% dell’anno precedente. E appena l’1% interagisce con i link citati all’interno delle sintesi.
“Pensare stanca. Meglio lasciarlo fare all’intelligenza artificiale, o alla propaganda”
Essere intelligenti: il primo talento sul quale i genitori si affrettano a mettere il bollino d’oro. Fin da neonati veniamo incentivati a svilupparla, a scolpirla come fosse una statua di Michelangelo (con la differenza che piangiamo molto di più). Ogni nostro movimento – gattonare, emettere suoni vagamente simili a parole, alzarsi barcollando come piccoli ubriachi – viene accolto come il primo passo di Armstrong, fatto per conto dell’umanità sulla Luna. Armstrong l’astronauta, ovviamente, non il jazzista (lui avrebbe suonato una tromba e chiuso con un assolo).
Peccato però che col tempo scopriamo un dettaglio trascurabile: quelle “imprese” infantili erano meno eroiche di quanto ci avessero fatto credere. Gli applausi erano interessati, il pubblico di parte (leggasi: i parenti), e molte delle risate erano più educate che convinte. In sostanza, abbiamo esagerato nel pensare di essere piccoli geni. La verità? I nonni si annoiavano a morte ma per amore ci incitavano come se stessimo vincendo Wimbledon.
Carlos, como va?
Quando eravamo ragazzini, quelli della mia generazione — nati alla fine degli anni ’60 — eravamo più o meno divisi in tre categorie: quelli che volevano diventare Jimi Hendrix, quelli che volevano diventare Eric Clapton, e quelli come me, che non avevano dubbi: sarebbero diventati i nuovi Carlos Santana. Per convincere gli amici, alcuni — dopo aver comprato la loro prima chitarra — imparavano alla meglio “Europa”. Era l’inizio di un percorso: sembrava facile, sembrava possibile. Ce l’avremmo fatta. La musica di Carlos Santana, e persino il suo modo di suonare la chitarra, sembrano apparentemente semplici: quasi scolastici, a prima vista. Ma col tempo, io — e con me, l’intera mia generazione — abbiamo compreso che dietro quella apparente semplificazione, fatta di poche note, lunghe e ripetute, si nascondeva un mondo inscalfibile. Una sintesi culturale granitica.